L’amusement come oblio del significato

La proibizione della riflessione

e la speranza nella memoria in Fahrenheit 451

Sebbene Fahrenheit 451 di Ray Bradbury sia considerato un libro di fantascienza, la storia ha tutti gli ingredienti per essere ciò che si chiama una distopia, ovvero per appartenere a quel filone letterario di “utopie al contrario”, il cui esempio più lampante è sicuramente quello di 1984 di George Orwell. Nella società di un futuro non ben determinato, gli uomini vivono dormendo, cioè si sono assopiti nel loro benessere fatto di immagini immediate e di linguaggi veloci ma senza contenuti. La loro, infatti, è una società dell’oblio in cui tutti, dormendo, hanno dimenticato cosa vuol dire riflettere e tutto quello che comporta il pensare. Per tale motivo questi uomini non leggono i libri e non guardano i quadri: questi «non dicono un bel niente!». Certo, come potrebbero, in un mondo in cui nulla vale, in cui regna l’oblio, il sonno della ragione?

La velocità annullava il tempo della riflessione, il tempo del pensiero, nei libri comparvero vignette umoristiche, più illustrazioni, più fumetti, la gente assimilava sempre meno, e meno pensava e meno voleva pensare. [1]

Per mantenere tale status quo, esistono le squadre dei pompieri. Paradossalmente, esse non servono a spegnere gli incendi, ma servono invece ad appiccarli. Il fuoco, infatti, non può far altro che distruggere i problemi di questa società rappresentati, per esempio, dai libri di narrativa, di poesia, saggi, che permettono all’uomo di riflettere sul senso della vita, delle cose. Bruciare libri vuol dire, dunque, risolvere il problema alla radice; vuol dire cancellare, dimenticare completamente. Ciò che deve essere dimenticato è la natura dell’uomo, ovvero il suo essere un animale razionale in modo da continuare a vivere in un torpore che altro non è che un surrogato di felicità e benessere.
Il protagonista del romanzo è un pompiere,  , un personaggio irrequieto, che comincia a vedere l’insensatezza del mondo in cui vive dall’incontro con una ragazzina di nome Clarisse, che è considerata da tutti una bomba ad orologeria, in quanto delle cose non vuole sapere come queste sono fatte, ma perché le si fa in un determinato modo. Un giorno:

“Siete felice?” domandò. “Che cosa? Sono che?” gridò lui di rimando. Ma la ragazza se n’era già andata, si allontanava correndo nel chiaro di luna. [...] “Mi ha domandato se sono felice! Che razza di assurdità!” [2]

Montag, nella quotidianità è sposato con Mildred, una donna che non può fare a meno del rumore. Infatti, in questo strano mondo, non esiste il silenzio che isola l’uomo e lo porta a stare solo con se stesso. Tutto questo è assolutamente proibito. Per questo motivo, Mildred non riesce a dormire se non con gli auricolari della radio e vive le sue giornate a guardare le pareti della televisione, che sono il suo “vero” mondo. Dalle pareti vengono trasmesse solo delle soap-opera, in cui non succede mai nulla e gli attori, che ella considera la sua “famiglia”, non dicono proprio niente, ma coprono il silenzio con i rumori, i suoni e i versi, che rappresentano tutte le espressioni di questa bizzarra società.

La comunicazione dei media è incentrata in ciò che si chiama funzione fàtica, ovvero la dimensione del contatto di cui ha parlato Jakobson a proposito della comunicazione di tipo lineare, in cui si instaura un contatto diretto tra mittente e destinatario. Nel caso di Fahrenheit 451, tale funzione sussiste all’ennesima potenza: pur di stabilire un contatto con il destinatario della comunicazione, il messaggio non ha alcun contenuto.

Questa accentuazione del contatto può dare luogo ad uno scambio sovrabbondante di formule stereotipate, a interi dialoghi il cui unico scopo è di prolungare la comunicazione. [3]

Quando Montag si rende finalmente conto di tutto questo, sente di non poter provare più alcun piacere nell’appiccare il fuoco e nel bruciare libri e biblioteche intere. Egli piuttosto è attratto dai libri e vuole sapere cosa c’è scritto: in una parola, Montag è curioso. Egli è preda di quella curiosità che ogni uomo ha nei confronti del mondo. La sua curiosità è talmente forte che non può fare a meno di rubare libri nelle case in cui deve appiccare fuoco. La sua mano si muove come se avesse vita propria, una vitalità che deriva proprio da quella naturale curiosità umana. Ed è così che inizia la sua battaglia. Montag, infatti, conosce un anziano di nome Faber, che diventa un suo amico prezioso.

Voi siete un romantico irrimediabile. [...] Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano i libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto i libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso. I libri erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c’è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono [...] [4]

I libri hanno sostanza, secondo Faber, cioè hanno tessuto connettivo che li rende vivi tanto che si  potrebbe sezionarli e osservarli al microscopio. Ma per fare ciò, c’è bisogno di agio, tempo libero; in altre parole: c’è bisogno di tempo per pensare. Nella società in cui vive Montag di tempo libero ce n’è in abbondanza, ma viene speso solo in amusement, ovvero in mero svago, che non fa pensare ma fa dimenticare ogni problema, fa cadere nel sonno dell’oblio ogni tentativo di riflessione. Per questo Montag decide di agire: legge i libri che ha rubato, diserta i pompieri, uccide il suo superiore che oramai l’ha scoperto e denunciato. Diventa, così, ricercato e alla fine è costretto a scappare. Quando finalmente arriva al fiume, incontra altri uomini che come lui hanno avuto il coraggio di dire no all’inferno che quella società impone loro. Essi hanno trovato un modo alternativo e rischioso per reagire. In cosa consiste questo modo? Essi si ritengono di fatto degli “uomini-libro” in quanto sono stati capaci di imparare a memoria un’opera d’arte per poi darla alle fiamme per evitare il rischio di essere incriminati.

[...] E quando la guerra sarà finita, uno di questi giorni o uno di questi anni, si potranno riscrivere i libri, e la gente sarà chiamata, le persone verranno a una a una a recitare quello che sanno e noi ristamperemo ogni cosa, fino a quando le tenebre di un nuovo Medio Evo non ci costringeranno a ricominciare tutto da capo. Ma questa è la cosa meravigliosa dell’uomo: che non si scoraggia mai, l’uomo, o non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo, perché sa, l’uomo, quanto tutto ciò sia importante e quanto valga la pena di essere fatto. [5]

La memoria, dunque, diventa la speranza di un futuro per l’uomo, costretto a combattere contro l’oblio che la società dell’amusement gli sta imponendo. È questo il senso che intendono far passare filosofi della scuola di Francoforte, come Adorno e Horkheimer, quando parlano di un’ industria della cultura che il capitalismo ha messo in atto:

Più le posizioni dell’industria culturale diventano solide e inattaccabili, e più essa può permettersi di procedere in modo brutale e sommario, coi bisogni del consumatore, di produrli, dirigerli, disciplinarli, e di ritirare perfino il divertimento: non ci sono limiti, in questo campo, al progresso culturale. [6]

Silvia Ianniciello

[1] . C. Marrone, Le lingue utopiche, Stampa Alternativa & Graffiti, 2004, p. 249

[2] . R. Bradbury, Fahrenheit 451, Oscar Mondadori – Classici moderni, p.11

[3] . R. Jakobson, Essais de linguistique génerale, ed. it. Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano 1966, p. 188

[4] . R. Bradbury, Fahrenheit 451, Oscar Mondadori – Classici moderni, p. 97

[5] . Ivi, p. 181

[6] . M. Horkheimer, T. W. Adorno, L’industria culturale. Quando l’illuminismo diventa mistificazione di massa, in Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, Torino, 1997, p. 154

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L'autore

Alessandro Alfieri è fondatore e direttore responsabile di Ipercritica, e si occupa prevalentemente di arte, cinema e popular music