Gli indiscutibili, i maltrattati e i sopravvalutati:
proposta di ordinamento dei maestri del secolo scorso
L’operazione di tentare un canone sull’arte raccoglie sempre su di sé un’ondata di critiche che si riassumono in due grossi insiemi: la critica all’operazione e la critica all’operato. Per quanto riguarda le prima è naturale che un tale procedimento riduttivo proponga una semplificazione estrema del quadro ben più complesso della pittura, del cinema o della letteratura; ma non tanto per la perdita d’aura che perderebbe l’arte ridotta a un elenco di nomi, che è quanto fa automaticamente il nostro cervello, ed è operazione che compete certamente ai critici perché operano in un magma talmente vasto di cui un semplice fruitore non può avere la visione d’insieme, ma perché l’elenco di nomi esclude enti culturali come le riviste o i gruppi, per cui si perderebbero eventi come il futurismo e Officina. Le critiche all’operato sono sempre invece molto accette, e anche nel mio caso le accolgo per una discussione che porti a un canone perfezionato.1
Premesse tutte le sterilità dell’operazione, non se ne avverte comunque la totale inutilità, soprattutto per il secolo che ci ha preceduti, così ricco di letteratura e di critica letteraria. Nella selezione e nella sistemazione degli autori si possono individuare vari ordini: dei livelli d’importanza che tengano conto del valore letterario raggiunto, dell’importanza storica e della fama, soprattutto quella post mortem.2
Per il primo ordine, diciamo così, per il “parnaso”, alcuni nomi sono diventati indiscutibili e comunemente accettati, e riguardano soprattutto gli autori del primo Novecento, o coloro che hanno cominciato la loro carriera nella prima parte del secolo:
- Luigi Pirandello, Italo Svevo, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale.
Una certa comunità di prospettive riguarda autori del primo e del secondo Novecento:
- Guido Gozzano, Aldo Palazzeschi, Federigo Tozzi, Carlo Emilio Gadda, Alberto Moravia, Elio Vittorini, Cesare Pavese, Mario Luzi, Beppe Fenoglio, Franco Fortini, Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Andrea Zanzotto, Pier Paolo Pasolini, Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani.
Mentre nel discutibile rientrano
- l’eclettico Corrado Govoni; l’esigua produzione di Carlo Michelstadter; il trittico dei poeti vicini e lontani Camillo Sbarbaro, Clemente Rebora e Dino Campana; uno di quelli che personalmente considero tra i più grandi narratori, cioè Tommaso Landolfi; i toscani Romano Bilenchi e Vasco Pratolini; le due facce, laica e cattolica, dell’ermetismo, cioè Alfonso Gatto e Carlo Betocchi; l’emarginato Sandro Penna; le uniche due dame del parnaso, Elsa Morante e Amelia Rosselli; altri tre grandi prosatori quali Paolo Volponi, Luigi Malerba e Giorgio Manganelli; più discussi sono Dario Bellezza e Umberto Eco; mentre più sicura è la presenza di Vincenzo Cardarelli, Giorgio Caproni e Vittorio Sereni.
Questi formano il primo livello del canone, nonostante la scuola ne escluda alcuni (Tozzi e Landolfi sono i più clamorosi) e ne includa altri come Quasimodo, i cui modesti risultati sono riconosciuti da gran parte della critica, ma nei temi di italiano per l’esame di stato continua a essere gettonato. Infatti Quasimodo potrebbe far parte di un secondo ordine del canone, e soprattutto per la fama data dal premio Nobel, che quindi inserirebbe in questa seconda tornata anche Grazia Deledda e Dario Fo; per l’importanza del futurismo compare quindi Marinetti; per il peso storico Benedetto Croce e Antonio Gramsci; per l’esperienza novecentista e metafisica Bontempelli; per la fama che tutt’ora ha nel mondo, Dino Buzzati; quindi i due di «Officina» Roversi e Leonetti; gli altri “novissimi”, cioè Balestrini, Porta e Giuliani; o gli altri del Gruppo 63, per esempio Pizzuto (che fu estraneo al gruppo vero e proprio) o Arbasino.
Si uniscono a questi alcuni scrittori la cui fortuna è legata a un’opera in particolare (esemplari Giuseppe Tomasi di Lampedusa per Il Gattopardo e Silone per Fontamara) e coloro che per valore potrebbero essere uguagliati ad alcuni del parnaso, ma purtroppo non hanno mai raggiunto un’importanza storica pregnante; eccone un rapido elenco:
- Lucini, Ceccardi, Corazzini, Marino Moretti, Soffici, Slataper, Jahier, Boine, Onofri, Pea, Comisso, Delfini, Tobino, Alvaro, Bernari, Sinisgalli, Bigongiari, Attilio Bertolucci, Carlo Levi, Orelli, Cattafi, Erba, Risi, Parise, Giudici, Magrelli, Majorino e Cucchi (anche se questi ultimi due sono ancora operanti e raggiungono alti livelli soprattutto sullo scorcio del nuovo secolo). Un caso tutto da chiarire, infine, è la posizione di Alberto Savinio, per cui la discussione è aperta.
Non mancano certo protagonisti, per così dire, minori che rientrerebbero in un terzo ordine, e che danno un’idea di come sia frastagliata e densa di valore la nostra letteratura del secolo scorso. Per citare qualche nome:
- Folgore, Banti, Lussu, Piovene, Soldati, Brancati, Jovine, Solmi, Fallacara, Parronchi, Scotellaro, Primo Levi, Berto, Del Buono, Flaiano, Spaziani, Ramat, Raboni, Cacciatore, Spatola, Villa, Celati, De Angelis, Frabotta, Scalise, ecc.
La suddivisone per secoli è convenzionale, e così si trovano autori che, come si suol dire, sono a cavallo tra due secoli, anche se solitamente se ne sceglie uno; ecco che Pascoli e D’Annunzio si inseriscono nell’ Ottocento, e, se entreranno nel canone, Cucchi e Baricco sono più del ventunesimo secolo.
Abbiamo detto come all’elenco degli scrittori si devono aggiungere le riviste («Solaria», «900», «Officina», «Verri», «Niebo», ecc.), l’attività dei critici (Debenedetti, De Robertis, Contini, Anceschi, Luperini, Segre, ecc.), le antologie di poesia e quelle rare di narrativa (I poeti futuristi, I Novissimi, La parola innamorata, ecc.), i movimenti e le avanguardie (Futurismo, ermetismo, neorealismo, Gruppo 63, ecc.), l’universo prezioso e sterminato della letteratura dialettale (Tessa, Buttitta, Pierro, Loi, ecc.) ed infine tutto ciò che è attorno alla letteratura ma non è prettamente letteratura, cioè il teatro, il cinema, i fumetti, le canzoni d’autore, ecc.
Se una tale operazione può sembrare arida, è invece utilissima per professori e addetti alla compilazione di programmi ministeriali: i primi continuano a ignorare che un anno di scuola deve essere dedicato totalmente al Novecento (di cui non fanno parte Pascoli e D’Annunzio), obbligo giusto, perché è il secolo in cui si esprimono valori ancora validi nella nostra società; i secondi ignorano invece gli studi critici, e gli esami di stato su Quasimodo ne sono una prova, ma anche il ritardato ridimensionamento di autori come Vincenzo Monti, importanti semplicemente per il loro valore storico. Questa è però storia di altri secoli.
- Romano Luperini, Dogmatismo e nichilismo nella discussione sul canone, http://luperini.palumbomultimedia.com/index.php?cmd=articoli&id=28 [↩]
- Una bibliografia di riferimento per la ricerca degli autori sarebbe più lunga dell’articolo stesso. Tra storie delle letterature, da Baldi a Luperini, tra antologie, da Mengaldo a Sanguineti, non bisogna scordare una verifica sulle opere stesse degli autori. [↩]
Nessun articolo inerente.

In primis, mi vergogno della mia quasi totale ignoranza in campo letterario contemporaneo. Se dovessi riferirmi a questo canone ed un fantasmatico interlocutore mi dovesse fare qualche domanda a riguardo, balbetterei qualcosa sugli autori del primo ordine e mi fermerei a quello.
Non farò la solita pappa sull’importanza dell’istruzione, perché su quello siamo sicuramente tutti d’accordo. Concordo con l’autore, invece, sull’importanza della sistematizzazione dell’istruzione. Una sistematizzazione con criterio, un canone per l’appunto, che possa aiutare la fruizione della letteratura del Novecento ai più interessati.
Se una simile operazione fatica ad essere compresa con una materia primaria come la letteratura italiana nelle nostre scuole, mi vengono i brividi solamente a pensare una sistematizzazione della storia del cinema in un possibile insegnamento nel campo dell’istruzione!
Effettivamente, l’antipatia di molti per tassonomie e classificazioni varie nasconde la volontà di eludere una pratica molto difficile, e di grande responsabilità: chi è importante conoscere e studiare prima degli altri? Poi uno può anche appassionarsi dell’ultimo degli sfigati quarantenni scrittorucoli postmoderni, ma senza il bagaglio della tradizione diventa un approccio sterile, e lo stesso è per il cinema…
Il canone sottende però una sorta di metalinguaggio che si “elevi” sugli autori comprendendoli nella loro contestualizzazione storica, e quindi astraendosi dalla storia stessa. Mi viene in mente il (discutibile) canone occidentale di Harold Bloom: il criterio non è “chi è più bravo” o “quali sono le opere più belle”, bensì “quali opere hanno contribuito maggiormente a definire l’orizzonte esistenziale privato e collettivo dell’Occidente?”, e molte volte (non sempre) questo coincide con la qualità e il valore artistico.
Dico “non sempre” per una semplice ragione (ed è ciò che Bloom esclude nella sua argomentazione): se è vero che nel modo in cui amiamo c’è molto Shakespeare, nel modo di agire c’è molto Omero, nel modo di sperare c’è molto Dante…non è forse vero che le fonti più determinanti, almeno negli ultimi decenni, sono altre? Per esempio i modelli televisivi? Ma anche la musica Rock e lo star system di Hollywood?
Probabilmente la difficoltà che si intravede nel cinema è data dal bisogno di non ridursi a un unico paese nella canonizzazione, o a un’unica lingua. Nel cinema intervengono troppe persone per circoscrivere un film o un regista territorialmente, e mi viene in mente il fatto che Sergio Leone è sì italiano, ma ha lavorato soprattutto in America. Comunque non c’è da disperarsi: quando ci mettiamo a lavoro?