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	<title>Commenti per Ipercritica</title>
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	<description>Arte, Cinema, Letteratura, Musica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Feb 2012 13:10:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su I circoli interpretativi del successo di Emma a Sanremo di Emanuele Maraschini</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2012/02/i-circoli-interpretativi-del-successo-di-emma-a-sanremo/#comment-5020</link>
		<dc:creator>Emanuele Maraschini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:10:10 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; vero, Emma è in buona fede. Ma con questo?

Io sono del tutto convinto che lo spettacolo si alimenti anche dei suoi residui, li abbia già compresi al suo interno. Il che non è lo stesso che semplice la negazione dialettica di cui parli te, perchè non implica nessuna forma di adorazione per le cose sconosciute (cioè quelle meno conosciute, le nicchie di mercato...). Se ci fidiamo di Debord dobbiamo concludere che il mercato comprende ciò che ne è al di fuori, e l&#039;indignazione è in vendita. Per quanto non ero proprio d&#039;accordo con le cose scritte da Niccolò sugli indignati, questo è un punto secondo me a suo favore.

Sanremo stesso fornisce la controprova: Celentano in prima serata a ruota libera che dice pressappoco il contrario di quello che chiunque altro ha mai detto in televisione cosa fa, se non spettacolo? E, si noti bene, anche lui si è dichiarato indignato. Il valore aggiunto di Emma quale sarebbe quindi? Il fatto che è giovane? O che viene da Amici (cioè il cuore del &quot;male&quot;)?
A me sembra che Emma si fermi al semplice vitalismo ingenuo, e che il terzo momento della dialettica consista in questo: l&#039;indignazione è diventata un fenomeno pop, e con questo l&#039;abbiamo già persa - non siamo stati in grado di capitalizzarla (cfr. Sloterdijk, Ira e tempo), il che è impossibile senza una struttura di riferimento, cioè fondamentalmente un partito nel senso moderno del termine.

Comunque sì, io sono cinico e/o stoico, e son convinto che più che indignarsi tocca fare del bene nel nostro piccolo, per quanto si può, perchè le scelte importanti ci sono sottratte e non c&#039;è alcuna prospettiva reale di riprendersele, qui e ora. Quindi in sostanza le mie obiezioni sono condizionate da questo suppongo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero, Emma è in buona fede. Ma con questo?</p>
<p>Io sono del tutto convinto che lo spettacolo si alimenti anche dei suoi residui, li abbia già compresi al suo interno. Il che non è lo stesso che semplice la negazione dialettica di cui parli te, perchè non implica nessuna forma di adorazione per le cose sconosciute (cioè quelle meno conosciute, le nicchie di mercato&#8230;). Se ci fidiamo di Debord dobbiamo concludere che il mercato comprende ciò che ne è al di fuori, e l&#8217;indignazione è in vendita. Per quanto non ero proprio d&#8217;accordo con le cose scritte da Niccolò sugli indignati, questo è un punto secondo me a suo favore.</p>
<p>Sanremo stesso fornisce la controprova: Celentano in prima serata a ruota libera che dice pressappoco il contrario di quello che chiunque altro ha mai detto in televisione cosa fa, se non spettacolo? E, si noti bene, anche lui si è dichiarato indignato. Il valore aggiunto di Emma quale sarebbe quindi? Il fatto che è giovane? O che viene da Amici (cioè il cuore del &#8220;male&#8221;)?<br />
A me sembra che Emma si fermi al semplice vitalismo ingenuo, e che il terzo momento della dialettica consista in questo: l&#8217;indignazione è diventata un fenomeno pop, e con questo l&#8217;abbiamo già persa &#8211; non siamo stati in grado di capitalizzarla (cfr. Sloterdijk, Ira e tempo), il che è impossibile senza una struttura di riferimento, cioè fondamentalmente un partito nel senso moderno del termine.</p>
<p>Comunque sì, io sono cinico e/o stoico, e son convinto che più che indignarsi tocca fare del bene nel nostro piccolo, per quanto si può, perchè le scelte importanti ci sono sottratte e non c&#8217;è alcuna prospettiva reale di riprendersele, qui e ora. Quindi in sostanza le mie obiezioni sono condizionate da questo suppongo</p>
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	<item>
		<title>Commenti su I circoli interpretativi del successo di Emma a Sanremo di Elvis</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2012/02/i-circoli-interpretativi-del-successo-di-emma-a-sanremo/#comment-5017</link>
		<dc:creator>Elvis</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:01:04 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido la tua considerazione sull&#039;icona &quot;Emma&quot; e su come un sistema non possa fagocitare del tutto l&#039;anima di chi lo abita. Anche Travaglio credo però sia su questa lunghezza d&#039;onda perchè la situazione di nicchia in cui ora si trova non è stata cercata, anzi, ha sempre fatto un suo punto di forza i grandi numeri che faceva annozero ed hanno sempre cercato quanta più popolarità e visibilità possibile. Comunque ottima analisi!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido la tua considerazione sull&#8217;icona &#8220;Emma&#8221; e su come un sistema non possa fagocitare del tutto l&#8217;anima di chi lo abita. Anche Travaglio credo però sia su questa lunghezza d&#8217;onda perchè la situazione di nicchia in cui ora si trova non è stata cercata, anzi, ha sempre fatto un suo punto di forza i grandi numeri che faceva annozero ed hanno sempre cercato quanta più popolarità e visibilità possibile. Comunque ottima analisi!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Pasolini: Sabaudia e la &#8220;civilta&#8217; dei consumi&#8221; di bank Offers for Existing Customers .</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2010/05/pasolini-sabaudia-e-la-civilta-dei-consumi/#comment-5016</link>
		<dc:creator>bank Offers for Existing Customers .</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 05:39:25 +0000</pubDate>
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		<description>Proprio per niente, visto che adesso non solo i contenuti ma anche i ritmi cominciano pericolosamente a somigliarsi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio per niente, visto che adesso non solo i contenuti ma anche i ritmi cominciano pericolosamente a somigliarsi.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Gli 883: le specificità metariflessive degli anni &#8217;90 di dieta</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2011/07/gli-883-le-specificita-metariflessive-degli-anni-90/#comment-4097</link>
		<dc:creator>dieta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 01:29:39 +0000</pubDate>
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		<description>Più interessante, a nostro avviso, il ricorso ai termini tecnici: quando può Pezzali sostituisce alla parola generica quella esatta, perfino tecnologica o merceologica. Non *auto, ma apecar o golf cabrio (La radio a 1000 Watt); non * moto ma 125 (Jolly blue) o zundapp (Cumuli) o cinquantino (Un giorno così), e su questa linea più di recente fifty o Peugeot (Come deve andare, nell’album 1 in ). Con l’eccezione dei termini provenienti della speciale lingua sportiva, ormai penetrati stabilmente nel parlato (e come tali ripresi anche dagli 883: ad esempio buttarla dentro, ‘segnare’, nell’articolata metafora calcistica della Dura legge del gol), i tecnicismi solitamente scarseggiano nelle canzoni pop più convenzionali, pronte a riprodurre meccanicamente, posta l’equazione inconscia tra lingua della poesia e lessico aulico, la censura aristocratica, petrarchista, tipica della tradizione letteraria italiana. Gli 883 dal canto loro non si peritano certo di accogliere termini esatti anche se già familiari, da decenni ampiamente vocabolarizzati nella letteratura e nell’uso: il telegiornale di Weekend, o il citofono (nell’uso dal 1983, secondo CORTELAZZO-CARDINALE) di Senza averti qui, le cassette (ovvero audiocassette) di 6/1/ sfigato, l’ammiraglia di Te la tiri, e molti altri oggetti tecnologico-quotidiani, che costituiscono per Pezzali una presenza scontata, restano per molti altri autori parole ancora impoetiche, e dunque di difficile reperibilità nelle canzoni italiane. Ancora più rari altrove tecnicismi di coniazione recente o recentissima come il telefono cellulare, registrato con con grande tempismo in 6/1/ sfigato (del 1992; nell’uso il termine è attestato dal ‘90 - cfr. BENCINI-CITERNESI), le stroboscopiche di Lasciati toccare, oppure, in di Senza averti qui, il video juke-box e lo stesso discopub - tipo di locale con musica ad alto volume, in cui si può bere e mangiare ma anche ballare [ALCI, 1996], di moda alla metà degli anni Novanta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Più interessante, a nostro avviso, il ricorso ai termini tecnici: quando può Pezzali sostituisce alla parola generica quella esatta, perfino tecnologica o merceologica. Non *auto, ma apecar o golf cabrio (La radio a 1000 Watt); non * moto ma 125 (Jolly blue) o zundapp (Cumuli) o cinquantino (Un giorno così), e su questa linea più di recente fifty o Peugeot (Come deve andare, nell’album 1 in ). Con l’eccezione dei termini provenienti della speciale lingua sportiva, ormai penetrati stabilmente nel parlato (e come tali ripresi anche dagli 883: ad esempio buttarla dentro, ‘segnare’, nell’articolata metafora calcistica della Dura legge del gol), i tecnicismi solitamente scarseggiano nelle canzoni pop più convenzionali, pronte a riprodurre meccanicamente, posta l’equazione inconscia tra lingua della poesia e lessico aulico, la censura aristocratica, petrarchista, tipica della tradizione letteraria italiana. Gli 883 dal canto loro non si peritano certo di accogliere termini esatti anche se già familiari, da decenni ampiamente vocabolarizzati nella letteratura e nell’uso: il telegiornale di Weekend, o il citofono (nell’uso dal 1983, secondo CORTELAZZO-CARDINALE) di Senza averti qui, le cassette (ovvero audiocassette) di 6/1/ sfigato, l’ammiraglia di Te la tiri, e molti altri oggetti tecnologico-quotidiani, che costituiscono per Pezzali una presenza scontata, restano per molti altri autori parole ancora impoetiche, e dunque di difficile reperibilità nelle canzoni italiane. Ancora più rari altrove tecnicismi di coniazione recente o recentissima come il telefono cellulare, registrato con con grande tempismo in 6/1/ sfigato (del 1992; nell’uso il termine è attestato dal ‘90 &#8211; cfr. BENCINI-CITERNESI), le stroboscopiche di Lasciati toccare, oppure, in di Senza averti qui, il video juke-box e lo stesso discopub &#8211; tipo di locale con musica ad alto volume, in cui si può bere e mangiare ma anche ballare [ALCI, 1996], di moda alla metà degli anni Novanta.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Il sogno, il dubbio e la finzione cinematografica di nickel</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2010/11/il-sogno-il-dubbio-e-la-finzione-cinematografica/#comment-3853</link>
		<dc:creator>nickel</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 18:58:14 +0000</pubDate>
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		<description>molto bella la frase &quot;la morte è assenza di coscienza&quot; sarà perchè la dico spesso anche io.... :p cavolate a parte condivido appieno il tuo commento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>molto bella la frase &#8220;la morte è assenza di coscienza&#8221; sarà perchè la dico spesso anche io&#8230;. :p cavolate a parte condivido appieno il tuo commento.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il declino dei Dream Theater di Marco Di Pasquale</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2011/10/il-declino-dei-dream-theater/#comment-3688</link>
		<dc:creator>Marco Di Pasquale</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 14:45:04 +0000</pubDate>
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		<description>@ Antonio: rispetto la sua opinione, nonostante sia scritta nei modi banalmente polemici con cui si usa oggi scrivere su internet.
Ma mi pare di aver capito che lei non sa cosa sia la popular music: infatti essa comprende anche il progressive e il metal. Per capire cos&#039;è le consiglio di leggere la &quot;Storia della popular music&quot; di Franco Fabbri.
Detto ciò potrei chiederle i &quot;fiumi&quot; di inchiostro, visto che qui nessuno crede di essere migliore degli altri, e siamo tutti pronti ad ascoltare le diverse opinioni, purché competenti.
In qualsiasi arte si confrontano le opere diacronicamente; d&#039;altronde non penso di aver usato solo questo metodo nell&#039;articolo, anche se sembra dalla mia risposta a Sir Lion. Inoltre visto che la competenza storica sull&#039;argomento conta poco o nulla, non vedo il motivo della sua specificazione tra parentesi.
L&#039;opinione su Mangini è tale solo in relazione a Portnoy logicamente; è chiaro che stiamo parlando sempre di grandi musicisti.
Per concludere può evitare i numerosi punti esclamativi e interrogativi: questo è un sito di discussione critica in cui l&#039;enfasi non dà valore alle argomentazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Antonio: rispetto la sua opinione, nonostante sia scritta nei modi banalmente polemici con cui si usa oggi scrivere su internet.<br />
Ma mi pare di aver capito che lei non sa cosa sia la popular music: infatti essa comprende anche il progressive e il metal. Per capire cos&#8217;è le consiglio di leggere la &#8220;Storia della popular music&#8221; di Franco Fabbri.<br />
Detto ciò potrei chiederle i &#8220;fiumi&#8221; di inchiostro, visto che qui nessuno crede di essere migliore degli altri, e siamo tutti pronti ad ascoltare le diverse opinioni, purché competenti.<br />
In qualsiasi arte si confrontano le opere diacronicamente; d&#8217;altronde non penso di aver usato solo questo metodo nell&#8217;articolo, anche se sembra dalla mia risposta a Sir Lion. Inoltre visto che la competenza storica sull&#8217;argomento conta poco o nulla, non vedo il motivo della sua specificazione tra parentesi.<br />
L&#8217;opinione su Mangini è tale solo in relazione a Portnoy logicamente; è chiaro che stiamo parlando sempre di grandi musicisti.<br />
Per concludere può evitare i numerosi punti esclamativi e interrogativi: questo è un sito di discussione critica in cui l&#8217;enfasi non dà valore alle argomentazioni.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Umberto Palazzo e la morte dell’indie di Nuccio Corallo</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2011/11/umberto-palazzo-e-la-morte-dell%e2%80%99indie/#comment-3672</link>
		<dc:creator>Nuccio Corallo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:53:54 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;intro di pianoforte di perfect day di Lou Reed è uguale a l&#039;intro di There Is a Kingdom di Nick Cave ma Cave lo ha sempre detto senza problemi, quello sì che è un omaggio e una citazione, basta dirno. Palazzo a messo assieme Reed-Cave come dire: due piccioni con una fava, genilale non c&#039;è che dire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intro di pianoforte di perfect day di Lou Reed è uguale a l&#8217;intro di There Is a Kingdom di Nick Cave ma Cave lo ha sempre detto senza problemi, quello sì che è un omaggio e una citazione, basta dirno. Palazzo a messo assieme Reed-Cave come dire: due piccioni con una fava, genilale non c&#8217;è che dire.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Umberto Palazzo e la morte dell’indie di Paolo Talanca</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2011/11/umberto-palazzo-e-la-morte-dell%e2%80%99indie/#comment-3671</link>
		<dc:creator>Paolo Talanca</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:53:00 +0000</pubDate>
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		<description>sì Nuccio, io credo sinceramente che sia una citazione premeditata. Palazzo la sa troppo lunga perché non lo sia e d&#039;altronde la Marcia dei basilischi lo è altrettanto della colonna sonora del film della Wertmüller. Dico di più: questo non fa che confermare, secondo me, la natura di disco metalinguistico, generativo di un alfabeto originario, che assembla pezzi di linguaggio significanti come nella lingua si fa morfema dopo morfema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sì Nuccio, io credo sinceramente che sia una citazione premeditata. Palazzo la sa troppo lunga perché non lo sia e d&#8217;altronde la Marcia dei basilischi lo è altrettanto della colonna sonora del film della Wertmüller. Dico di più: questo non fa che confermare, secondo me, la natura di disco metalinguistico, generativo di un alfabeto originario, che assembla pezzi di linguaggio significanti come nella lingua si fa morfema dopo morfema.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Umberto Palazzo e la morte dell’indie di Nuccio Corallo</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2011/11/umberto-palazzo-e-la-morte-dell%e2%80%99indie/#comment-3670</link>
		<dc:creator>Nuccio Corallo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:51:07 +0000</pubDate>
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		<description>C&#039;è un passaggio melodico in &quot;Terzetto nella nebbia&quot; di Umberto Palazzo che ricorda (direi che è uguale) l&#039;intro di &quot;There Is a Kingdom&quot; di Nick Cave; è una citazione, una coincidenza o plagio? 
Quando dice: &quot;Il profumo del mare mi aiuta a pensare&quot; è spudoratamente uguale all&#039;introduzione di &quot;There Is a Kingdom&quot; di Nick Cave. Per me è una citazione di grande classe. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un passaggio melodico in &#8220;Terzetto nella nebbia&#8221; di Umberto Palazzo che ricorda (direi che è uguale) l&#8217;intro di &#8220;There Is a Kingdom&#8221; di Nick Cave; è una citazione, una coincidenza o plagio?<br />
Quando dice: &#8220;Il profumo del mare mi aiuta a pensare&#8221; è spudoratamente uguale all&#8217;introduzione di &#8220;There Is a Kingdom&#8221; di Nick Cave. Per me è una citazione di grande classe. <img src='http://www.ipercritica.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Umberto Palazzo e la morte dell’indie di Paolo Talanca</title>
		<link>http://www.ipercritica.com/2011/11/umberto-palazzo-e-la-morte-dell%e2%80%99indie/#comment-3655</link>
		<dc:creator>Paolo Talanca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 10:35:21 +0000</pubDate>
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		<description>Dunque dunque, molta carne al fuoco.
Intanto ribadisco che quello che ho scritto è relativo esclusivamente al panorama italiano. Bene, è verissimo che bisogna distinguere tra rock alternativo e indie, storicamente. Basterà accennare alla scena degli Ottanta bolognese prima e, soprattutto, fiorentina poi. 
In tal senso è illuminante (cioè, più che altro chiarisce storicamente certi passaggi) l&#039;intervista a Federico Guglielmi contenuta nel libro &#039;Indypendenti d&#039;Italia&#039; (Zona, 2007).

Ciò che avviene negli anni Novanta in Italia è precisamente quella che tu chiami la &quot;distanza storica&quot; a livello embrionale e quei due gruppi che ho citato sono quelli che chiaramente rappresentano meglio il concetto che dovevo esprimere nel mio articolo.

Il mio è un articolo sulla semantica italiana della parola &#039;indie&#039;, né più, né meno. Questa semantica (e l&#039;applicazione al &#039;mercato&#039; italiano di quella distanza storica, il suo sviluppo italiano) implica una degenerazione tipica nostrana, per un concetto che oggi vede in uno come Dente il massimo esponente del &#039;genere&#039;, che nelle prime tre file ai concerti vede ragazzine ventenni iscritte a Lettere e Filosofia. Per Dente non sono importanti gli elementi stilistici musicali a cui accenni, è importante il giochino di parole stupido con ciuffo ribelle e lo sguardo più o meno asettico.

Il mainstream si appropria sempre delle oppisizioni radicali. E&#039; una teoria prima di tutto di Middleton per la popular music ed è un elemento imprescindibile di rigenerazione dei mercati.
Torniamo agli Scisma. Gli Scisma dal &#039;97 (dopo un primo periodo autoprodotto in cui sono diventati sostanzialmente &quot;gli Scisma&quot;) sono EMI, questa la dice lunga. Sicuramente ho dedicato troppo poco tempo nell&#039;articolo a questo distinguo, ma questa degenerazione porta oggi a pensare a Benvegnù come a uno dei massimi esponenti dell&#039;indie e l&#039;unico motivo storico nasce proprio non dalla musica in sé, quanto da quello scarto tra mainstream e indipendenti nato tra Ottanta e Novanta. In questo senso i Massimo volume sono altrettanto esemplari.

Davvero, in Italia, è oramai tutto orientato sul fatto che l&#039; &#039;indie&#039; è un biglietto da visita per entrare in certe comunità, certe situazioni sociali. 

Avevo altre cose da dire ma mi sono passate di mente. Semmai tornerò a scriverti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque dunque, molta carne al fuoco.<br />
Intanto ribadisco che quello che ho scritto è relativo esclusivamente al panorama italiano. Bene, è verissimo che bisogna distinguere tra rock alternativo e indie, storicamente. Basterà accennare alla scena degli Ottanta bolognese prima e, soprattutto, fiorentina poi.<br />
In tal senso è illuminante (cioè, più che altro chiarisce storicamente certi passaggi) l&#8217;intervista a Federico Guglielmi contenuta nel libro &#8216;Indypendenti d&#8217;Italia&#8217; (Zona, 2007).</p>
<p>Ciò che avviene negli anni Novanta in Italia è precisamente quella che tu chiami la &#8220;distanza storica&#8221; a livello embrionale e quei due gruppi che ho citato sono quelli che chiaramente rappresentano meglio il concetto che dovevo esprimere nel mio articolo.</p>
<p>Il mio è un articolo sulla semantica italiana della parola &#8216;indie&#8217;, né più, né meno. Questa semantica (e l&#8217;applicazione al &#8216;mercato&#8217; italiano di quella distanza storica, il suo sviluppo italiano) implica una degenerazione tipica nostrana, per un concetto che oggi vede in uno come Dente il massimo esponente del &#8216;genere&#8217;, che nelle prime tre file ai concerti vede ragazzine ventenni iscritte a Lettere e Filosofia. Per Dente non sono importanti gli elementi stilistici musicali a cui accenni, è importante il giochino di parole stupido con ciuffo ribelle e lo sguardo più o meno asettico.</p>
<p>Il mainstream si appropria sempre delle oppisizioni radicali. E&#8217; una teoria prima di tutto di Middleton per la popular music ed è un elemento imprescindibile di rigenerazione dei mercati.<br />
Torniamo agli Scisma. Gli Scisma dal &#8217;97 (dopo un primo periodo autoprodotto in cui sono diventati sostanzialmente &#8220;gli Scisma&#8221;) sono EMI, questa la dice lunga. Sicuramente ho dedicato troppo poco tempo nell&#8217;articolo a questo distinguo, ma questa degenerazione porta oggi a pensare a Benvegnù come a uno dei massimi esponenti dell&#8217;indie e l&#8217;unico motivo storico nasce proprio non dalla musica in sé, quanto da quello scarto tra mainstream e indipendenti nato tra Ottanta e Novanta. In questo senso i Massimo volume sono altrettanto esemplari.</p>
<p>Davvero, in Italia, è oramai tutto orientato sul fatto che l&#8217; &#8216;indie&#8217; è un biglietto da visita per entrare in certe comunità, certe situazioni sociali. </p>
<p>Avevo altre cose da dire ma mi sono passate di mente. Semmai tornerò a scriverti.</p>
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