Come in ogni fase di crisi sociale e politica che si rispetti, le attuali condizioni culturali che caratterizzano il nostro triste presente sollecitano, per “contrappasso”, il sorgere di una nuova leva di studiosi e critici. Dal nulla imperante, emerge la volontà di costituire un gruppo di ricerca indipendente, sorto dal comune accordo intorno a un programma d’azione che trova in queste pagine la sua concretizzazione teorica e l’elencazione degli scopi che gli aderenti intendono perseguire.
Il principio che ci accomuna è l’esigenza della rinascita di una pratica critica effettiva, che possa restituire dignità alla prassi ermeneutica e interpretativa, e che possa offrire delle prospettive di comprensione del mondo. Apparentemente, l’avvento dei nuovi mezzi di informazione e comunicazione avrebbe dovuto favorire questa tendenza: spazi infiniti di condivisione di contenuti e riflessioni, tempistiche di trasmissione azzerate, offerta inesauribile per il confronto e l’approfondimento…
Non è stato così perché, purtroppo, internet si è adeguato perfettamente alla tendenza generale rivolta al pressappochismo, alla fruizione rapida e indolore, in piena logica postmoderna. Anzi, la mania del cosiddetto surfing (il vagabondare superficiale per la rete tra siti, blog, community etc.) ha fagocitato anche il bisogno di approvvigionamento culturale: se da una parte dà, infatti, maggiori stimoli alla voglia di sapere per via della relativa facilità di reperimento di informazioni, dall’altra inconsciamente mette alla ricerca di “informazioni superficiali”, rendendo impotente l’approfondimento – la discesa verticale verso quel determinato argomento – a favore dell’assoluto movimento orizzontale, saltando così facilmente da una nozione all’altra, da un luogo della rete a un altro senza possibilità di comprendere né l’oggetto dell’interesse né, tantomeno, la sua applicazione nel nostro ambiente circostante e nella nostra vita.
Il progetto chiamato Ipercritica, nel nome, fa riferimento a un’esperienza già consolidata sul web. Si tratta di un sito dedicato esclusivamente ad articoli brevi di analisi critica, relativamente alle varie modalità di espressione artistica (arti visive, letteratura, musica, cinema…).
Il sito www.ipercritica.com ha ricevuto una buona risposta di interesse e di partecipazione collettiva, e questo ci ha stimolato a compiere l’ambizioso passo qui in oggetto. La nostra convinzione è che internet rappresenti l’unica opportunità di poter emancipare il pensiero dalle condizioni attuali; è una possibilità che ci è stata offerta e che dobbiamo essere capaci di far fruttare, piuttosto che svilirlo nella logica della fruizione superficiale. Le pagine web sono stracolme di comunicati stampa, sinossi di film, biografie di autori, recensioni goffe e poco stimolanti; il sito www.ipercritica.com è cosciente d’altronde delle peculiarità del mezzo-internet, delle sue specificità, e perciò si è puntato su articoli relativamente brevi, ma condensati di significato, frutto di intuizioni degli autori. È un modo per far diventare informazione il concetto, il “passo in più” relativo a un determinato argomento; è un modo di scrittura che si adatta a un surfing non più da informazione superficiale a un’altra informazione superficiale, ma da approfondimento ad approfondimento: un muoversi orizzontale che parte dall’utilizzo che si fa dell’oggetto in questione nella società al di là delle nozioni generali e più usuali che si hanno a proposito dell’argomento; il tutto si muove nel territorio fertile e stimolante dell’intuizione.
Sicuramente, non ci troverete “stelline” e “palline” che valutano il giudizio di gusto, non troverete sentenze inquisitorie o opinioni sconclusionate, ma solo analisi critiche serie, stimolanti, inaspettate. Ipercritica ha la volontà di svolgere una pratica autonoma, che in pochi garantiscono nello scenario ufficiale del giornalismo (presumibilmente) critico, tanto su carta stampata, quanto in TV.
Con la nascita e l’allargamento del progetto, Ipercritica non disdegnerà nessuno dei mezzi utilizzabili: continuare sul web, ma puntare anche al cartaceo e alla carta stampata, e in ogni caso tenendo conto delle specificità del mezzo di volta in volta adottato, ritraducendo perpetuamente la propria peculiarità sopra descritta: muoversi “orizzontalmente ma in profondità”, nell’intuizione inaspettata.
Ipercritica promuove la possibilità di relazionarsi ad intuizioni che scavino più a fondo nell’oggetto preso in esame, che ne mettano in evidenza tratti e caratteri non immediatamente percepibili. Dal “particolare” dell’oggetto criticato, al “globale” della condizione storico-sociale nella quale ci troviamo. Questo è possibile solo leggendo un oggetto apparentemente banale e non degno di attenzione attraverso gli strumenti speculativi propri di una data riflessione filosofica, di un autore particolare o di una scuola di pensiero; interpretando un brano musicale, un film o una sola sequenza dicendo “infinitamente più” di quanto avesse voluto dire l’autore; isolando elementi e caratteri per donargli una prospettiva originale, impensata fino a quel momento.
Non ci sono oggetti più o meno importanti sui quali rivolgere interesse, ma anche la manifestazione più bieca della spettacolarizzazione della contemporaneità, la più oscena produzione dell’industria culturale, può assumere una dignità come oggetto di studio. Se è la prospettiva critica a definire i contenuti di verità dell’oggetto, se è essa a offrire il valore dell’analisi e a concedere l’emersione di significati legati alla società e alle dinamiche contemporanee, allora qualsiasi oggetto ha una irriducibile e insostituibile importanza. È chiaro allora che se è la prospettiva critica a concedere all’oggetto di “parlare”, la pratica critica potrà rivolgersi anche ad oggetti/espressioni artistiche del passato, per riattualizzarli nel presente, al fine di farli “continuare a parlare” pur essendo trascorsi decenni o addirittura secoli. Non solo: come già detto, qualsiasi manifestazione del “male vigente” è oggetto di studio, perché, dialetticamente, oltre a manifestare l’ideologia imperante, concede l’emersione di un potenziale utopico che ha a che fare con la possibilità di portare a coscienza le strutture subliminali. Tale potenziale implica la possibilità del mutamento, ed è possibile solo comprendendo il mondo distanziandosene.
Lo spirito critico è comprensione dei fenomeni; è dichiarazione della coscienza vigile dinanzi al fluire degli accadimenti; è garanzia di mancato assorbimento da parte dell’ordine e delle sensibilità vigenti. Comprendere criticamente è un’attività che concede al soggetto di guardare l’oggetto di studio per descriverlo, destrutturarlo, per farne emergere i significati, nonché le dinamiche sociali che gli scorrono sotterraneamente. La prassi consolidata nella contemporaneità è la mera “fruizione”: la fruizione esclude l’assunzione del dovere critico, esclude il processo di riflessività, e rinuncia a qualsiasi volontà di esplicazione.
Il presente assoluto della contemporaneità postmoderna esclude la comprensione storica, e questo a tutto vantaggio del mercato e delle sue logiche di dominio. L’esclusione della storia è garantita dal rifiuto della pratica critica, che nelle sue procedure di comprensione converge con la volontà di cogliere la storia sedimentata e stratificata nell’oggetto stesso. La prospettiva critica è sempre una pratica di storicizzazione; in questo senso, allora, l’oggetto presente è condizione di una storia, che però deve essere ri-costruita per merito della prassi critica. Al rifiuto della storia, partecipa l’esclusione di una visione progettuale del futuro. Senza un’organizzazione coerente tra presente e passato, è impossibile costruire un futuro, e perciò è esclusa la stessa possibilità di pensare il mutamento.
Ipercritica vuole restituire storicità agli oggetti, attribuendo loro significato, e in questo prendendo distanza da essi, siano essi canzoni, film, mere immagini o fenomeni qualsiasi; e in questa distanza, Ipercritica è nella posizione di ergersi contro l’assuefazione diffusa del consumo. Noi, oggi, con la nostra pratica critica, abbiamo il compito di “scoprire” quale sia l’effettiva logica di potere, ormai sempre più sfuggente, difficilmente comprensibile perché contraddittoria, infame nel suo apparire altro da ciò che è.
La fase odierna della logica commerciale di mercificazione è interessata a mantenere tale ambiguità e oscurità, pur infiltrandosi in ogni più recondito e piccolo elemento del nostro mondo. Riteniamo che l’unica garanzia di sopravvivenza per la dimensione utopica e per la fiducia nel mutamento sia la coscienza critica stessa; e se è la coscienza critica ad essere l’unico strumento di autentica comprensione del mondo, allora l’approccio accademico potrebbe rivelarsi altrettanto deleterio, perché trascurerebbe quelle manifestazioni che invece sono portanti e fondamentali nella definizione dell’orizzonte di senso, all’interno del quale gli stessi accademici si trovano ad operare. Il nostro tentativo è quello di rendere evidenti le connessioni tra tale orizzonte (all’interno del quale la nostra stessa riflessione si pone) e i singoli oggetti che ne riflettono di volta in volta caratteri diversi.
Si potrebbe pensare che Ipercritica sia una mera “sociologia dell’arte” o “della comunicazione” o di qualsiasi altra cosa; non è così, in quanto, come già sostenuto, non abbiamo tesi da dimostrare, e soprattutto perché le nostre analisi sono sempre concentrate sulla “forma” dell’oggetto. Non trascuriamo affatto il contenuto, ma riteniamo che la comprensione adeguata del contenuto abbia a che fare con il “come” esso trovi manifestazione nelle modalità formali. Cosa viene raccontato in un film? A noi questo interessa. Che cosa ci sta dicendo quel documento in televisione? Non pensiamo affatto che il messaggio sia esclusivamente il mezzo, ma l’effettivo contenuto del messaggio si riversa non tanto in ciò che viene esplicato direttamente, quanto nel “modo” in cui viene esplicato. E il modo ha a che fare solo parzialmente col “mezzo”. La forma si pone a metà strada tra mezzo e contenuto: è “come” il contenuto viene diffuso, che cela sempre una intenzionalità più o meno volontaria.
Potremmo assumere un giudizio positivo di qualità (nonché morale) dinanzi a quelle opere e a quegli artisti che trasmettono coscientemente nelle loro creazioni le dinamiche sociali della contemporaneità; e d’altronde elogeremo e apprezzeremo (lì dove ne sentissimo l’esigenza) quelle opere che piuttosto che celare il dolore del male, decidono di dargli voce esprimendolo nella forma. Per questo il progetto è apertissimo al contributo e all’adesione anche di autori e artisti, che condividono con noi questa logica critica, che la trasmettono in una maniera o nell’altra nella loro creazione. L’adesione di un approccio formale innovativo, ad esempio, potrebbe riflettere quella necessità di “distanza” dal sempre uguale, imposta dal mercato; ma se il mercato, come in epoca postmoderna, ha diffuso un’assoluta differenziazione delle proposte e delle soluzioni, dando l’illusione di un’effettiva originalità, l’autentico artista è quello che carica la sua opera di coscienza critica (l’originalità non è più condizione sufficiente).
È sempre la prospettiva critica a definire il senso dell’oggetto/opera in questione, e nell’artista tale coscienza deve trasmettersi nella forma stessa. Dovere e compito degli “ipercritici” è anche scovare questa coscienza riflessiva dalle opere più degne per metterla in evidenza. Quanto detto nell’ultima parte si riferisce all’ “arte”. Cosa accade però dinanzi a quegli eventi, fenomeni, fattori della realtà che non possiedono alcun principio di “organizzazione formale” di tipo artistico, che non possiedono coscienza riflessiva delle proprie implicazioni spirituali, e che vengono solitamente solo “fruiti”, “subiti” e mai compresi criticamente? I fenomeni sociali sono solo esperiti come tali: caratterizzano la nostra quotidianità, si “fondono” col soggetto che non trova l’occasione né il desiderio di “comprenderli” al fine di trarsene fuori.
Potremmo, come è stato fatto da diverso tempo, trascurarli; e invece, intendiamo occuparcene perché anche essi, dialetticamente, possono far emergere ciò che tentano con tutte le forze di reprimere, e ciò è possibile mettendoli in relazione con altri fattori, oggetti, conoscenze, riflessioni, immagini… allora da un dato apparentemente trascurabile può divenire evidente un significato mai messo in luce. Ipercritica non intende assumere il fenomeno sociale esclusivamente per accusarlo, ma a partire dall’accusa metterne in evidenza la portata utopica offerta dall’analisi esplicativa: perché quel fenomeno ha successo? quali sono le condizioni antropologiche e psicologiche che hanno permesso tale successo? cosa significa? che cosa tenta di occultare? Perché riflettere su di esso? Dove l’ “ho già visto”?
Riassumendo, Ipercritica si propone di:
- Farsi centro nevralgico e ambiente di condivisione per tutti quei giovani critici che sentono l’esigenza di emanciparsi rispetto a una diffusa trascuratezza della pratica critica, assente in maniera pressoché totale sui giornali, sui quotidiani, nelle televisioni e molto rara sul web.
- Esorcizzare le pastoie della superficialità comunicativa, per andare in profondità negli argomenti tramite intuizioni inaspettate su ogni determinato tema, pur mantenendo l’adrenalinica necessità di movimento generata dall’internet surfing (trasformato per l’occasione in internet scuba diving, immersione subacquea).
- Realizzare volumi e pubblicazioni che riflettano tale sensibilità e prerogativa programmatica, nonché sfruttare il mezzo di internet per allargare il circolo dei contributi e dei partecipanti.
- Relazionarsi alle creazioni artistiche senza degenerare mai nel mero giudizio di gusto o di piacere, bensì evidenziandone aspetti del loro contenuto di verità non immediatamente evidenti.
- Coinvolgere artisti che condividano col gruppo la volontà di rompere con la logica della mera fruizione, e che riversino nelle loro stesse creazioni tale coscienza critica.
- Non sottrarsi dall’operazione ardua di relazionarsi anche con quei fenomeni apparentemente non degni di analisi critica; se è la prospettiva critica a garantire la dignità dell’indagine, allora l’oggetto è indifferente. È centrale invece la varietà di approcci con cui lo si affronta.
- Rivolgere un occhio anche sugli oggetti del passato, perché direttamente o indirettamente la coscienza critica è sempre radicata nel presente da cui si interpreta il passato attraverso una data prospettiva.
- Puntare all’interdisciplinarietà per alimentare la critica di connessioni, relazioni tra le immagini, i prodotti, i fenomeni.
Come ogni esperienza significativa, Ipercritica è destinata a maturare col tempo, aggiustando il tiro in relazione alle contingenze e alle necessità. Il tutto per mantenere in vita l’unica cosa che garantisce a tutti noi di sottrarci alla radicale omologazione al nulla, ovvero lo spirito critico. E se anche fosse ritenuta incoerente e autoreferenziale, ben venga se concede di evitare di subire passivamente il presente.
